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IL MERCATINO ARTIGIANO AL BASTIONE St. REMY A CAGLIARI SI SPOSTA LA DOMENICA MATTINA DALLE 09.30 ALLE 14.00 CIRCA;
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TANA DEL GEKO
Postato alle 17:54 del 29/10/2009


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Postato alle 15:55 del 14/09/2009


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Tenores

Tenores

Realizzati in fimo.

Commissione

Postato alle 19:52 del 10/09/2009


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Merdules e Boes





Merdule

Il coinvolgente carnevale di Ottana è rappresentato da tre personaggi: Su Merdule, Su Boe e Sa Filonzana.

Tutte le maschere di Ottana vengono in genere chiamate “Merdules”. Ma su Merdule vero e proprio indossa bianche pelli di pecora, porta sul capo un fazzoletto femminile nero (su muccadore), e sul viso ha una maschera antropomorfa (sa carazza) in legno di pero selvatico, dall’espressione impassibile; sovente la maschera è resa deforme da bocche storte, denti in evidenza o nasi lunghi e adunchi. Ha in mano un bastone (su mazzuccu) e una frusta di cuoio (sa soca). Non porta campanacci. Ha gambali in cuoio e calza le scarpe da campagna del pastore. Si suppone che il suo nome sia di origine nuragica: da “mere” (padrone) e “ule” (bue): padrone del bue.

Sos Merdules e sos Boes procedono in un disordinato e tumultuoso corteo. Su Merdule, nervoso e tirannico, agita pericolosamente il bastone, che gli serve anche da sostegno nel suo incedere. La sua andatura è zoppicante, curvo sotto il peso della vita. Tiene legato su Boe a una fune e cerca di limitarne la furia e l’indisciplina. Su Boe si ribella e si scaglia sul padrone, tentando goffamente di limitare le aggressioni e la frusta: sbuffa, scalcia, muggisce e alla fine si getta in terra sfinito. Ma ha bisogno dell’aiuto della gente per compiere il suo rito: così dopo avere stordito gli astanti con il suo passo ritmato dai campanacci, li travolge improvvisamente. Si aggrappa e tira, si trascina tentando di fuggire, e si calma solo quando una persona pietosa gli offre da bere....




Su Boe indossa pelli bianche di pecora e una maschera di pero selvatico (carazza ’e boe) dalle fogge bovine, da qui il suo nome, con intagli realizzati con lo scalpello. Sul capo ha su "muccadore" (fazzoletto) femminile nero e sulle spalle un grappolo di campanacci di bronzo (sas sonazzas o su erru).

Postato alle 15:34 del 02/09/2009


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Sa Filonzana

Sa Filonzana

è la Parca sarda.
In mano tiene il fuso e fila in continuazione un filo sottile. E' il filo del nostro destino e lei lo conosce, è nelle sue mani.
Sempre vestita di nero e con il volto nascosto da una triste maschera in legno (orribile e ambigua), oppure dipinto con la fuliggine, a volte ha una grossa gobba tanto pronunciata da piegarla quasi in due.
Fila di continuo e quello che tutti temono è che il filo che tiene fra le mani si spezzi. Ha fra le mani il fuso, la canocchia e la lana e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto.
La gente ha paura di lei e la rispetta ma non la gradisce; ha infatti una gran brutta fama, anche se nessuno sa da dove derivi. La notte dei tempi, forse, l'ha vista nascere ma i racconti popolari non ne hanno conservato l'origine. Era una maschera molto temuta e per il suo significato oggetto di superstizione. Probabilmente è un personaggio importato da altre culture più “dotte” di quelle agro-pastorali sarde; perché la sua figura e la sua azione scenica ricordano molto da vicino le Parche della mitologia greca. Anch’esse portavano in mano il fuso, pronte a recidere il filo della vita.
Sa filonzana è una maschera tipica del carnevale sardo: spesso compare alla fine della sfilata, quasi un monito dopo la baldoria tipica della festa.

Postato alle 19:04 del 31/08/2009


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Postato alle 14:51 del 07/08/2009


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Pinguini

Toppercake + segnaposto

Toppercake + segnaposto

Realizzati in fimo e cernit, su commissione
(Altezza circa 10 cm)

Postato alle 15:24 del 07/07/2009


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Omaggio alla mia terra...

Il suonatore di launeddas

Suonatore di launeddas

Le LAUNEDDAS sono uno strumento musicale originario della Sardegna, di origini antichissime.
Viene suonato con la tecnica della "respirazione circolare" ed è formato da tre canne (anche se io ne ho fatte solo due...) che possono avere diverse misure e spessore:
il basso (basciu o tumbu) è la canna più lunga e fornisce una sola nota: quella della tonica su cui è intonato l'intero strumento, ed è privo di fori;
la seconda canna (mancosa manna) ha la funziona di produrre le note dell'accompagnamento e viene legata con spago impeciato al basso (formando la croba);
la terza canna (mancosedda) è libera, ed ha la funzione di produrre le note della melodia.

Suonatore di launeddas

Postato alle 15:37 del 18/06/2009


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Omaggio alla mia terra...

Il Mamuthone (tipica maschera sarda)




La maschera facciale (detta
visera) è nera e di legno, e viene assicurata al viso con cinghiette in cuoio e contornata da un fazzoletto di foggia femminile mentre il corpo è coperto da pelle di pecora nera (mastruca). Sulle spalle del mamuthone sono sistemati una serie di campanacci (carriga).

Le maschere vengono prodotte con vari tipi di legno successivamente annerito. Oltre al fico viene impiegato l'ontano, l'olmo; qualcuna è in castagno o in noce, anticamente di pero selvatico.

I Mamuthones sfilano disposti rigorosamente su due file parallele. si muovono a piccoli passi cadenzati, quasi dei saltelli, compiono un movimento obbligato, poiché sono appesantiti dalle attrezzature, dalle pelli di lana grezza e dalla visera e nel procedere devono allo stesso tempo scuotere tutti i campanacci. Nell’avanzare danno tutti insieme dei colpi di spalla ruotando il corpo una volta verso destra e un’altra verso sinistra; questo movimento in due tempi è eseguito in perfetta sincronia e corrisponde, ad ogni fase, un unico, fortissimo frastuono dei campanacci. Il passo cadenzato per avanzare e scuotere i campanacci quasi fa pensare ad una danza,

Restano muti per tutto il percorso della processione.




Postato alle 11:28 del 17/06/2009


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Accessori cucina

Ganci appendi-strofinacci

 

Taglieri per appunti

Postato alle 17:34 del 11/06/2009


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