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Realizzati in fimo.
Commissione
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è la Parca sarda.
In mano tiene il fuso e fila in continuazione un filo sottile. E' il filo del nostro destino e lei lo conosce, è nelle sue mani.
Sempre vestita di nero e con il volto nascosto da una triste maschera in legno (orribile e ambigua), oppure dipinto con la fuliggine, a volte ha una grossa gobba tanto pronunciata da piegarla quasi in due.
Fila di continuo e quello che tutti temono è che il filo che tiene fra le mani si spezzi. Ha fra le mani il fuso, la canocchia e la lana e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto.
La gente ha paura di lei e la rispetta ma non la gradisce; ha infatti una gran brutta fama, anche se nessuno sa da dove derivi. La notte dei tempi, forse, l'ha vista nascere ma i racconti popolari non ne hanno conservato l'origine. Era una maschera molto temuta e per il suo significato oggetto di superstizione. Probabilmente è un personaggio importato da altre culture più “dotte” di quelle agro-pastorali sarde; perché la sua figura e la sua azione scenica ricordano molto da vicino le Parche della mitologia greca. Anch’esse portavano in mano il fuso, pronte a recidere il filo della vita.
Sa filonzana è una maschera tipica del carnevale sardo: spesso compare alla fine della sfilata, quasi un monito dopo la baldoria tipica della festa.
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Toppercake + segnaposto

Realizzati in fimo e cernit, su commissione
(Altezza circa 10 cm)
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Il suonatore di launeddas


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Il Mamuthone (tipica maschera sarda)


La maschera facciale (detta visera) è nera e di legno, e viene assicurata al viso con cinghiette in cuoio e contornata da un fazzoletto di foggia femminile mentre il corpo è coperto da pelle di pecora nera (mastruca). Sulle spalle del mamuthone sono sistemati una serie di campanacci (carriga).
Le maschere vengono prodotte con vari tipi di legno successivamente annerito. Oltre al fico viene impiegato l'ontano, l'olmo; qualcuna è in castagno o in noce, anticamente di pero selvatico.
I Mamuthones sfilano disposti rigorosamente su due file parallele. si muovono a piccoli passi cadenzati, quasi dei saltelli, compiono un movimento obbligato, poiché sono appesantiti dalle attrezzature, dalle pelli di lana grezza e dalla visera e nel procedere devono allo stesso tempo scuotere tutti i campanacci. Nell’avanzare danno tutti insieme dei colpi di spalla ruotando il corpo una volta verso destra e un’altra verso sinistra; questo movimento in due tempi è eseguito in perfetta sincronia e corrisponde, ad ogni fase, un unico, fortissimo frastuono dei campanacci. Il passo cadenzato per avanzare e scuotere i campanacci quasi fa pensare ad una danza,
Restano muti per tutto il percorso della processione.


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